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Data: Dal 27 Set 2019 Al 27 Ott 2019

L'ora Viola

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Riaperta al pubblico la serra storica del Giardino Ducale dove tornano a dimora le piantine di Violetta di Parma a fiore doppio che vi rimarranno fino alla loro fioritura a marzo.

Per l’occasione all’interno della serra, la mostra “L’ora Viola”: la viola e i suoi misteri al centro di un sinestetico viaggio nel tempo attraverso i versi e le rime di grandi autori dal 1200 ai giorni nostri. Dante, Shakespeare, Proust e D’Annunzio sono solo alcuni dei maestri che guideranno il visitatore alla ricerca dei segreti e del fascino delle viole nella letteratura. A completamento della mostra la Biblioteca di Alice ospiterà la proiezione del documentario “L’ora Viola”.

La mostra, curata dall’Associazione Parma Color Viola in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, resterà aperta ad ingresso libero nei weekend fino al 27 ottobre.

La mostra sarà aperta con i seguenti orari: la serra sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 12.30 e dalle 15.30 alle 18, mentre la Biblioteca Alice, in cui sarà proiettato il documentario “L’ora Viola”, sabato dalle 10 alle 13e dalle 15.30 alle 18 e domenica mattina dalle 9.30 alle 12.30.

Durante i weekend la Guardiola di Ponte Verdi sarà aperta al pubblico per informazioni e per la vendita delle piantine di Violetta di Parma a fiore doppio.

 

Descrizione della mostra:

Cantata da Dante nella ballata “Deh, Violetta, che in ombra d’Amore” in cui il poeta cela con il nome del delicato fiore la donna-schermo oggetto delle sue attenzioni, la viola sarà nel corso dei secoli successivi al centro di una molteplicità di opere letterarie e poetiche.

Ricorrente è l’associazione della viola alla figura femminile e al sentimento amoroso, con sfumature variabili in base al periodo e al movimento letterario.

Doni per l’amata, nell’Elegia alle viole di Poliziano le vellutate viole diventano per il poeta l’ultimo luogo in cui si conserva l’odore e il ricordo di un amore tormentato: “Quanto dolce odore emana dalle labbra, quanto odore emana diffusamente! Ecco, viole, in voi è rimasto quell’odore”; più di quattrocento anni dopo, nel XX secolo con l’artista Fausto Melotti si ritroverà un concetto simile, egli infatti afferma: “le viole mammole hanno il colore della penitenza e l’oscuro profumo delle donne amate”.

Goethe, che spargeva i semi delle viole durante i suoi viaggi per diffondere la bellezza nel mondo, racconta in un suo poema la morte felice di una violetta sotto i passi dell’amata fanciulla dalla quale sperava di essere colta. Legate ad un amore sofferto, le violette ritornano in “Amleto”, una delle più celebri tragedie di William Shakespeare: “Quanto ad Amleto, e a questo scherzo del suo favore, tenetelo per una galanteria, e un capriccio del sangue. Una violetta nella giovinezza della natura primaverile. Precoce, non permanente, dolce, non duratura, il profumo e il sollazzo di un istante; niente più”. Con queste parole, nell’atto I scena III, Laerte, fratello di Ofelia, cerca di dissuaderla dal suo amore per Amleto, paragonando la passione del giovane a qualcosa di effimero come la vita di una viola. Nella commedia “Sogno di una notte di mezza estate” Shakespeare collega nuovamente le violette al sentimento amoroso, ma questa volta riconoscendo nel loro succo un filtro che fa delirare gli innamorati. Oberon, il re degli elfi afferma: “Però osservai dove il dardo di Cupido finì; cadde su un picciol fiore d’occidente, allora candido come il latte ed ora rosso d’amorosa piaga. Viola del Pensiero lo chiaman le fanciulle. Trovami quel fiore […] Il succo suo, stillato su ciglia dormenti, farà uomo o donna delirar d’amore per qualsiasi creatura il loro occhio contempli”.

Dall’amore sofferto e travolgente, si passa a concetti come la purezza e la modestia anch’essi associati alla viola, addirittura a partire dalla tradizione iconografica cristiana, in cui anche questo fiore è attribuito alla Vergine Maria, così come la rosa e il giglio. Santa Teresa di Lisieux, religiosa e mistica francese vissuta nell’Ottocento, paragona i santi minori alle violette “destinate a rallegrar lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo”.

La modestia della viola è ricordata dal poeta John Keats in una lettera a John Hamilton in cui paragona i fiori alla poesia che anche se raggiunge la grandezza deve rimanere discreta: “Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: "Ammiratemi: sono una violetta!”. Alla fine del XIX secolo, la viola indossa anche delle vesti più mondane in accordo allo scintillio e all’estetismo della Vie Moderne.

Nel Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, le viole vengono scelte da Lord Henry come simbolo formale della morte di una storia d'amore. La portata estetica raggiunta da questo fiore nella Belle Époque è profonda e resa manifesta da svariate creazioni letterarie. La viola mantiene il ruolo di accessorio imprescindibile delle nobildonne dell'alta società, emblema dell'eleganza dell'epoca. "Le diede un mazzo di violette doppie [...] ella non rispose. Ma portò alle nari il mazzo delle viole ed aspirò il profumo. Nell'atto, l'ampia manica del mantello scivolò lungo il braccio, oltre il gomito" si legge nel piacere di d’Annunzio.

Il Vate era estremamente affascinato dal mondo dei profumi e la viola in particolare ritorna spesso nei suoi scritti, associata alla seduzione. Questo fascino è condiviso da d’Annunzio con Eleonora Duse. L’attrice era infatti grande amante del colore viola, che indossava spesso sulla scena, scriveva con inchiostro viola, ed era solita appuntarsi sugli abiti mazzetti di questi fiori. Si racconta inoltre che spesso facesse disseminare il palcoscenico di petali di violette.

Il viola, definito da Carl Gustav Jung “il colore tra l’umano e il divino, l’unione di due nature”, attira l’attenzione di letterati e artisti, attratti dal suo mistero sinestetico.

Kandinskij afferma che “il viola tende ad allontanarsi da chi guarda” e che “ha in sé qualcosa di malato, di spento (cenere di carbone!), di triste”. L’artista evidenzia che, nascendo il viola dall’unione di altri colori, presenta una forte instabilità “quando i colori si mescolano tendono a perdere l’equilibrio”.

Ritroviamo un’interessante analisi sulle viole in Marcel Proust, da sempre desideroso di visitare Parma, e che pur non riuscendoci mai, riflette molto sul nome della città e sulle sensazioni che suscita in lui. L’autore della Recherche associa a Parma il color malva proveniente dalle sue celebri violette; la sola sillaba che in francese compone il nome “Parme” innesca una serie di corrispondenze sensoriali e trasmette a Proust un senso di pesante dolcezza che riporta il pensiero all’ “immensa coppa di cristallo zeppa di violette di Parma” nel salotto di Odette de Crécy, uno dei protagonisti del suo capolavoro letterario.

Il filo conduttore del nostro viaggio poetico e letterario nell’ora viola potrebbe rintracciarsi nell’atmosfera sospesa e magica che sembra essere stata individuata intorno alla violetta nel corso dei secoli. L’idea che qualcosa di tanto piccolo e delicato riesca a vincere il freddo invernale e le altre avversità della natura per vivere e portare profumo ed eleganza nel mondo, anche se per pochi istanti, è un atto di puro amore e di estrema bellezza. “La viola, monumento d’una sera di certo inobliabile e obliata”.

È con questo verso di Jorge Louis Borges che racchiude la natura ossimorica delle nostre amate viole che vi auguriamo una buona visita!

 

 

info:

Info: 340/2411442 elisa.pioli@parmacolorviola.com

allegati:

Biblioteca di ALice - Serre del Parco Ducale, 43125 Parma