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Collettiva Civica

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La Biblioteca Civica ospita all'interno delle sue sale una mostra collettiva di autori che lavorano tutti o quasi sul territorio in una contaminazione di idee. Nomi che con il loro lavoro rendono omaggio alle arti figurative accanto ai libri della biblioteca e alle illustrazioni che ne arricchiscono gli spazi di colori e immagini, dedicate ai diversi settori della cultura umanistica e scientifica presente in biblioteca, in un ampio confronto di idee.  Una quadreria esposta a rotazione che ha in pochi anni preso forma offrendo un saggio di forme, colori, espressioni, frutto dell’operato di "nuovi" e "vecchi" protagonisti del mondo culturale della città, alcuni giovani, anzi giovanissimi, altri noti da tempo. Tutti hanno scelto di lasciare una testimonianza in quegli spazi in alcuni casi definitiva, in altri legata al rinnovarsi delle opere proposte o all’ingresso di altri autori.

Una quadreria che è ormai una collezione vera e propria aperta al pubblico, unica nel suo genere; una quadreria contemporanea che mancava all’appello nel cuore di Parma, città che fa dell’arte e della storia un proprio vessillo, guardando al passato e ora anche al presente, o meglio al futuro perchè questi artisti si muovono con competenza nel mondo ormai globale della cultura, si aggiornano confrontandosi con le innovazioni. Le proposte presentate sono espressione di tecniche diverse che vanno dall’olio all’acrilico su tavola o su tela, ai materiali industriali come la rete metallica, o recuperati all’antico come il ricamo, si intrecciano in differenti scelte figurative o informali.

Interpretazioni visive che attraversano le esperienze più attuali e innovative si incontrano e si susseguono in questo viaggio in biblioteca ricco di fermenti, offrendo un incontro perfetto con i libri; suggeriscono domande, coinvolgono per i loro racconti a volte poetici a volte crudi sulla vita.  Perché ogni arte si arricchisce delle altre arti in una completa lettura dell’essere umano, là dove la parola, il pensiero si intrecciano con le forme, con i colori, le architetture, le invenzioni grafiche e pittoriche.  Il risultato è un incontro partecipativo delle opere nelle sale di studio e consultazione, fra i testi di saggistica, scienza, letteratura, filosofia, storia, informatica e quanto una biblioteca può offrire. 

 

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Francesco Barilli
Notte d'agosto sul Po (2019)
cm 100 x 100
Acrilico su legno

 

Poltrone e divani. Rivestimenti in pelli esotiche. Finestre come diaframmi, come cornici o come specchi. Stanze piene di oggetti-simbolo. Umani zoocefali. Città atopiche. Giungle e autobus. Sale cinematografiche. Il surrealismo metafisico di Francesco Barilli, pittore prestato al cinema, parmigiano di casa a Roma, si è presentato con sequenze tra cinema e pittura nell’ultima mostra tenuta a Parma, alla Galleria San Ludovico, una mostra antologica dal titolo quanto mai allusivo, “Dipingere è amare ancora”. Il percorso esaustivo del suo fare pittura delinea il ritorno dell’autore già nei primi anni ’60, alla “figurazione nuova”; rivelando un suo approccio mai ideologico, ma fortemente critico e di denuncia rispetto all’estraniazione e allo svuotarsi dei valori della società.

Metafisica, surrealismo e neo-pop-art in lui si compenetrano in forme e significati nuovi, offrendo una originale meditazione sul rapporto tra realtà e visione, tra interno ed esterno, dove il diaframma può essere una finestra o lo schermo vuoto di un cinema deserto, o la tela stessa, e dove la poetica dell’oggetto abbandonato si associa al simbolismo iconico di forme e idee.

instagram: parmaeilcinema

 

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Valentina Biasetti
Giardino nero (2020)
cm 90 x 110
Matita e acquerello su tela

 

Valentina Biasetti è nata a Parma nel 1979. 

Ha frequentato l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma, diplomandosi in Grafica Pubblicitaria. Dopo un anno trascorso in uno studio grafico, la sua passione per il disegno l’ha portata a vagare per le strade dell’arte. Per questo, quando qualcuno le chiede qual è la sua professione, risponde: Independent Walker. 

Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il Diploma di Laurea arriva nel 2005 con l’attestato finale di 110 e Lode portando come tesi il Libro d’Artista da lei redatto, intitolato STANZE SEGRETE che con una serie di disegni e un breve scritto narra di un viaggio immaginario in cui Valentina viene accompagnata dalla poetessa Emily Dickinson.

Nel  2017 “WE ART OPEN” Treviso. Vincitore del premio speciale Basament Project Room. Dal 2002 ha inizio l’attività espositiva con la mostra collettiva “Prime pagine, un esordio” a Modena, curata da Giovanna Caimmi e Davide Benati, successivamente, nel 2004 viene selezionata per “Quotidiana04” al Museo Civico di Padova e partecipa alla XIX edizione del premio Morandi alla GAM di Bologna. Nel 2016 la prima mostra personale. 

Nel febbraio del 2017 vince il premio Basement Project Room per il concorso We Art International di Treviso. È presente in alcune fiere dal 2017. 

 

Le figure che Biasetti disegna su carta o su un lenzuolo con angoli si muovono nella solitudine di uno spazio vuoto, relativo solo al colore, al gesto pittorico o alle costruzioni geometriche. 

Pieni e vuoti sono un tentativo di contatto e dialogo tra le figure che cercano un’intima comprensione tra loro rimanendo sospese in una scala temporale, come se fossero istantanee scattate in momenti diversi che trovano pretesto di vicinanza solo nell’immaginazione: un ponte immaginario per un posto chiamato “Altrove” dove da subito dimostra una spiccata attitudine verso il disegno in bianco e nero, questa caratteristica, mai abbandonata, sarà da sempre il punto fondamentale attorno a cui ruota tutta la sua ricerca artistica contemporanea. 

 

www.valentinabiasetti.it
instagram: valentinabiasetti

 

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Max Blu Bluxm
Solar System (2020)
cm 230 x 350
Acrilico su legno

 

Max Blu, “Bluxm” nasce a Carrara (MS) nel 1989 e successivamente si trasferisce a Parma, città in cui vive. Nel 2010 consegue il Diploma di “Maestro d’arte” presso il Liceo Statale P. Toschi.
Dopo il diploma di grafica decide di avvicinarsi all’approccio contemporaneo frequentando gli artisti e i luoghi culturali della città di Parma e Milano forte degli insegnamenti che avrebbe potuto ricevere. Affascinato dalle forme e dal neo-plasticismo e dall'approccio contemporaneo all'arte inizia così ad intraprendere la propria ricerca artistica partecipando a varie collettive, creando workshop e gruppi artistici, con l’intento di confrontarsi ed evolvere il proprio lavoro.

Sempre alla ricerca di un linguaggio che renda le sue opere diversamente interpretabili da ognuno, quindi prive di qualsivoglia riferimento di genere etnico e socio culturali. L’artista pensa alla geometria come ad un alfabeto i cui caratteri possono combinarsi creando immagini capaci di andare oltre la parola scritta d interagire con i nostri archetipi personali.
Nella sua estetica, forma e materia diventano un’immagine codificata dal nostro cervello tramite un processo di riduzione della figura nei suoi elementi geometrici primari, così da fare leva sulla capacità innata dell’uomo di riconoscere forme familiari nelle strutture che lo circondano.
Le forme ed i colori vengono fusi in insiemi apparentemente bidimensionali capaci di ricreare l’illusione di un corpo solido e tridimensionale che inducono l’osservatore ad interpretare la figura in modo attivo lasciandosi trasportare dalle sensazioni.
L’opera diventa così in grado di creare un ponte comunicativo tra essa e lo spettatore che si vedrà inconsciamente costretto a sollecitare ricordi ed emozioni necessari per il completamento dell’opera stessa.

instagram: blu.xm

 

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Maurizio Bresciani
Verdesperanza (2021)
Fuorigamma (2021)
cm 50 x 90
Tecnica mista su legno

 

Tutto ha inizio nel 1979, quando, grazie e ad una vecchia fotocamera del padre, scopre la propria passione per la fotografia.
Nel 1992 si diploma come grafico pubblicitario all’Istituto d’arte Paolo Toschi di Parma. Subito dopo inizia a lavorare come assistente fotografo in diverse realtà parmensi.
Dopo alcuni anni, grazie agli studi effettuati, inizia la carriera di grafico pubblicitario in alcune agenzie della zona.
Nel 2007, si mette in proprio e avvia un percorso professionale come fotografo di moda e spettacolo. Inizia di conseguenza a lavorare con molti brand di moda internazionale e con celebrità della musica Italiana.  

Oltre alla fotografia, da sempre ha una grande interesse per l'arte, una passione diventata quasi ossessione. Nel 2020 sente il bisogno di esternare questo sentimento travolgente attraverso opere, dove l’idea dello scatto fotografico si integra con gli aspetti di una interpretazione visiva capace di dar vita ad immagine di indubbio interesse compositivo che uniscono tecniche diverse, fra fotografia, pittura ad acrilico, elaborazione a computer L’operazione si rivela complessa, tale da comportare a volte più giorni di lavoro, altre anche diverse settimane.   

 

2021 - Mostra collettiva Concentrico Art Curata da Andrea Saltini - Luglio 03-24 - Carpi (MO). 2022 - Esperienza collettiva “IO” - Curata da Mirko Frignani ed Electra Galeotti - Aprile 2022 - Cavriago (RE)

 

www.mauriziobresciani.it
instagram: mauriziobrescianistudio / mauriziobresciani

 

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Marina Burani
Doppio Borromini (2021)
Labirinto (2021)
cm 90 x 170
Olio su tavola

Mente - mente - mente - mente (2019)
cm 40 x 40
Olio su legno

 

Marina Burani, è nata a Reggio Emilia, vive e lavora a Parma. Ha frequentato l’Istituto d’Arte Paolo Toschi a Parma e l’Accademia di Brera a Milano. Nel 1991 fonda l’associazione culturale Alphacentauri con Andrea Vettori. Dal 1994 pubblica il Giornale Alphacentauri che viene presentato alla Biennale di Venezia nello stesso anno. Pubblica due libri "Lento a tempo" e "Coleotterofobia". A Reggio Emilia partecipa al premio Tricolore e l’opera viene premiata ed acquistata dal Museo Civico. Partecipa a numerose mostre collettive e personali tra le quali Nero- Palazzo Pigorini, Parma nel maggio 2019. 

 

Le geometrie di Marina Burani raccontano di un cammino artistico che si muove tra il pieno della decorazione ed il rigore di forme che sfondano lo spazio, tra la negazione del colore, il nero, e l’assolutezza del bianco che tutti i colori contiene, inteso come luce pura.  

In questo mondo ricreato ad arte l’anima si perde in un labirinto immaginario. Lo sguardo si perde nella lettura dei particolari che la solida mano dell’artista sa costruire, in visioni complesse dove antichi decori ricompongono la stanza o uno spazio optical diventa spirale del sogno. Ecco il sogno, che più di ogni altro, si rivela essenza, anima delle cose, dei vuoti e dei pieni, ma soprattutto immaginario pensiero di straodinarie vie da percorrere, fino a dissolversi quando la luce si fa così forte da dissolversi verso l’infinito e perdersi nel labirinto della vita.

 

instagram: marinaburani

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Massimo Canuti
Crisantemi 1 (2021)
cm 80 x 103
Pastello secco su carta

Famiglia pennuti (2021)
cm 80 x 103 cm
Pastello secco su carta

Piccoli falegnami (2021)
cm 80 x 103
Pastello secco su carta

 

Massimo Canuti vive e lavora a Guastalla. Conseguita la maturità all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma nel 1978, dal 1982 svolge l’attività di grafico. Negli anni ‘90 ha iniziato un percorso di ricerca nell’ambito della pittura figurativa e del disegno. Dal 2000 al 2008 ha collaborato alla conduzione di una galleria comunale. Ha illustrato libri di racconti sulla Bassa e opere destinate alla didattica ambientale delle scuole primarie. 
La sua grande passione sono i linguaggi espressivi, ai quali si dedica nell’atelier ricavato in una vecchia casa di campagna, a sottolineare il profondo legame con l’anima rurale della Bassa. Predilige il disegno per la sua immediatezza ma non disdegna la pittura la fotografia. Da qualche anno si dedica a installazioni realizzate con oggetti di recupero, naturali e non, che raccoglie sulle sponde del Po.  

 

Questi disegni di Massimo Canuti fatti di fiori, oggetti, parole, racchiudono nella certezza di una concreta trama segnica una memoria trascorsa che si fa realtà nella rievocazione visiva di un pensiero, di una, forse nostalgica, adesione alle piccole cose della vita che, in quanto tali, scelte come emozione del vissuto, diventano grandi; tanto essenziali quanto simboliche dell’essere. Una sorta di felice evocazione che lascia nello sguardo memoria e inquietudine.  
"Sfogliando, leggendo, assaporando i manoscritti, i dattiloscritti e le fotografie conservati nel Museo della Scuola di Guastalla, Canuti ha ritrovato brani degli stati emotivi e degli sguardi che molti bambini, e lui stesso, hanno rivolto al mondo dai banchi o dalle finestre delle aule. Li ha condensati in grandi disegni a carboncino su una carta labile, semitrasparente che accoglie i segni senza immobilizzarli, senza irrigidirli. 
Sulla superficie diafana dei suoi fogli aleggiano, insieme a figure umane, animali e fiori, i resti deteriorati di frasi che ebbero un tempo la loro piena incisività e che oggi sopravvivono, indebolite, al disgregarsi dei contesti entro cui furono concepite, scritte, pronunciate. Sono rimasugli, fantasmi di discorsi. Attraverso questa codificazione simbolica, nei disegni di Canuti si manifesta l’azione disgregatrice del tempo sulla vita e sulla memoria…"
(Ivan Cantoni).

Sito: www.massimocanuti.it
instagram: max_canuti

 

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Marco Circhirillo
Superego (2016)
cm 50 x 75
Fine Art
Hahnemühle Photo Rag 308

Marco Circhirillo è nato il 18/05/1980 a Parma, dove vive e lavora. Ha conseguito la Laurea in Arte, Spettacolo e Immagine Multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Parma e la successiva Laurea Magistrale in Storia dell’Arte Contemporanea, entrambe a pieno merito. La sua fotografia, di impronta surrealista, è influenzata da colui che ritiene il suo maestro ideale, Man Ray. Se la sua ricerca riguarda in particolar modo la fotografia, la sua arte spazia tuttavia tra diverse tecniche, dall’analogico digitale all’installazione. Ha creato nel tempo serie di opere ciascuna con peculiarità formali e espressive di forte impatto visivo. 


In perfetta sintonia con il proprio percorso artistico e di pensiero dove la ricerca trova la sua massima espressione nel tema dell’introspezione psicologica e del riappropriarsi del sé, Circhirillo parte dal Super-io per poi annientarsi e rinnovarsi in un flusso constante sul tema del divenire. Il suo lavoro meticoloso e interiore lo ha portato a definire un cospicuo numero di autoritratti che riempiono lo spazio fotografico prescelto, un vero e proprio spazio dell’identità dove creare e scrutare le infinite sfaccettature dell’essere e le sue possibili declinazioni. Circhirillo presenta così i soggetti del suo lavoro in una proliferazione quasi ossessiva, potenzialmente infinita, attraverso un puro prodotto dell’immaginazione nel quale si condensano le fantasie, i drammi, le storie e le trame di ognuno. Il clone, la replica, il multiplo, sono tutte varianti del proprio sè, variabili delle sue ombre materiali e immateriali, in cui l’essere si rispecchia senza trascendersi. <Uno, nessuno, centomila> è, se vogliamo, il richiamo pirandelliano quanto mai evidente così come l’altro, a Calvino, nelle Lezioni americane in cui viene trattato il tema della molteplicità. Con i suoi tableau vivant, ritratti al contempo uguali e diversi, statici eppure dinamici, mette in scena la specificità umana e l’indifferenziazione di genere, il vertice della individualità irripetibile e della ripetitività, ma anche quello della sua possibile definizione. 
"Considerare noi stessi come uno solo è l’errore più grande che facciamo: è una grande illusione. In realtà siamo divisi in centinaia di "Io" diversi. Da qui provengono tutte le fobie della nostra mente, prima fra tutte la paura della morte e la consapevolezza del tempo che passa" afferma l’artista, attore e spettatore di una realtà da osservare da molteplici punti di vista.

Sito: https://marcocirchirillo.com/
instagram: marcocirchirillo

 

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Candida Ferrari
Dualità (2012)
cm 100 x 130
Acrilico su acetato e cartoncino metallico cangiante

 

Candida Ferrari nasce a Parma. La sua formazione artistica avviene a Milano, dove si diploma con Guido Ballo all’Accademia di Brera e con una tesi su Atanasio Soldati.  

Negli anni settanta aderisce ai movimenti di arte concettuale e cinetica dell’area milanese e portando il proprio pensiero artistico nella città d’origine, una Parma vivace, aperta ai nuovi passaggi artistici. Nel 1996 inizia la sua ricerca sulla luce uscendo nel tempo dagli spazi interni per realizzare installazioni ambientali, nelle aree urbane e nel paesaggio. Lavora tra Parma e Milano.

 

Il percorso artistico di Candida Ferrari prende avvio nella Milano degli anni settanta con l’adesione ai movimenti di arte concettuale e cinetica. Ma ben presto l’artista abbandona i limiti imposti dalla cornice per dipingere su carte speciali: plexiglass e acetati sovrapposti o modellati, su cui interviene con velature di colore, realizzando opere che catturano e restituiscono i cambiamenti cromatici con effetti lirici ed emotivi. Il lavoro di Candida è proseguito consolidando le proprie radici nella ricerca sui materiali e sulla luce. La luce insieme agli acetati e ai plexiglass, a strati di fogli cangianti, fatti d’oro e d’argento, ma anche a combinazioni di pvc, gomma, rame, bitume, spesso attraversati da “brani” di colore, sovrapposti così da creare effetti visivi inaspettati, sono il fondamento, nella loro assoluta unicità, di ogni quadro, ogni installazione, ogni libro d’artista, realizzati nell’ultimo trentennio. L’installazione, in particolare, è divenuto il linguaggio che meglio ne rappresenta la poetica, in una sintesi di delicato equilibrio tra pittura e scultura, tra morbidezza e forza, tra matericità e lievità, tra rigidità e flessibilità, con un’attenzione sensibile e raffinata verso i valori anche tattili dei materiali ed una capacità del tutto peculiare nell’integrazione di un discorso trasversale, omogeneo e complesso. Il progetto esposto alla Civica è stato espressamente elaborato tenendo conto degli spazi, così da creare un raffinato dialogo nel rispetto per il luogo, carico di storia ed esperienze. Punto focale è l'inserimento di un tessuto trasparente che, illuminato dall'alto, diffonde una luce forte su tutta l'opera. Perché "Quello di Candida Ferrari è un naturale legame con il sogno, la tridimensionalità, le inclinazioni luminose non mai omogenee che arrivano a procurare intense emozioni".  

(Maria Cilena Sanguini)

 

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Simone Franchi (MOINER)
Giro in giostra - A lei (2023)
130 x 130 cm
Tecnica mista

 

Il percorso artistico di Simone Franchi, inizia molti anni fa dall’esigenza di comunicare.
Le prime esperienze negli anni Novanta sono legate al mondo della Street Art a cui si dedicata tra Parma, Bologna e Milano.
Sono graffiti e murales su facciate di edifici, esperienze da writer per lo più svolte illegalmente, che davano vita a messaggi di protesta sfociando in quella che viene solitamente vista come arte libera e ribelle.
Le fasi successive si mostrano più introspettive e passando ad opere materiche, Moiner sembra voler scavare dentro di sè ma senza abbandonare l’animo iniziale e sempre con contaminazioni underground. Utilizza colori smalto a solvente e bombolette spray. "Ho sempre amato la finitura lucida degli smalti a solvente, il colore pieno e denso che si può anche versare lasciando righe di colore e senza dover utilizzare pennelli – racconta- La differenza tra il lucido e l'opaco, in un unica situazione, mi ha sempre ispirato molto; mi dà la sensazione che da una parte ti ci puoi quasi specchiare e dall'altra ti ci perdi".


Nei primi anni 2000 si dedica a monocromi, opere materiche che riprendevano paesaggi astratti guardando la natura attorno a sé: le colline, la terra lavorata e i paesaggi che si creano ad autunno.
Negli anni successivi inizia a guardare a differenti materiali come l'ecopelle, utilizzata per creare paesaggi e volti. "L'ecopelle tagliata, incollata, martellata, inchiodata e strappata mi dava l’opportunità di sviluppare un’opera più elaborata, quasi fosse un vestito sartoriale che andavo a creare su misura" afferma.
Dal 2007 inizia ad interessarsi alla digital art, con la realizzazione di loghi e t-shirt e parallelamente alla fotografia, amore che già nei primi 2000 aveva scoperto scattando e sviluppando immagini soprattutto in bianco e nero. "Utilizzavo le fotografie le convertivo in digitale e mi divertivo a distorcerle e virare i colori".


Nel 2010 approfondisce il discorso fotografico rivolgendosi al ritratto con l’idea di inserirvi i momenti più importanti della persona ritrattata e perciò oltre la foto del soggetto, tutte quelle che lo stesso ha scelto e che vuol portare per sempre con sé; momenti della sua vita importati, passioni, esperienze...
In questo modo il soggetto collabora attivamente all'opera e dà l’opportunità di ripercorrere esperienze della vita che hanno contribuito a svilupparne la personalità.
"È un processo che parte da una fotografia, da più fotografie, da un concetto di reale e per me questo è importante; trattare con la realtà è fondamentale, e poi distorcerla e renderla meno crudele. Le fotografie vengono sovrapposte digitalmente fino a creare l’opera finale, in un secondo tempo il soggetto viene “lucidato” così da suggerire un senso di “protezione” dal mondo esterno.
I tagli netti che vanno a togliere alcune parti di viso o corpo rispecchiano la mancanza emotiva che si vive, che si è vissuta, che si vivrà
".

Sito: www.moiner.it

 

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Alessandro Giordani
Intravede (2020)
Vanitas Fair (2014)
cm 100 x 100
Tecnica mista su tessuto e plexiglass trasparente

Stanby_e (2009)
12 formelle 24 x 18 cm l’una
Tecnica mista su tela e plexiglass

 

Alessandro Giordani, nato a Parma nel 1971, si è diplomato all’Istituto d’Arte di Parma nel 1991. Nel 1995 ha conseguito il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora a Parma. 

 

C’è la realtà e la fantasia nel mondo di Alessandro Giordani, che unisce sulla tela il mondo il proprio mondo costellato di pensieri che si aggregano fra ricordi di un passato infantile e fantastico, immagini mentali di una realtà vissuta e viva. Il suo mondo artistico è costellato da figure fiabesche che ricordano a tratti l’universo teatrale ed evocano, mediante l’uso di materiali differenti, utilizzati in contemporanea come l’olio, l’acrilico, il tessuto ed il plexiglass, visioni oniriche e favolistiche, che si esprimono attraverso raffigurazioni tangibili, quasi a voler stabilire una corrispondenza visiva tra il mondo dell’inconscio e quello della consapevolezza. Un mix di pensieri che si mescolano, mondi differenti che si integrano, uno sull’altro o dentro l’altro, sulla medesima tela ma su piani diversi, tanto da evidenziare differenze e similitudini.  

Una sorta di resa fotografica delle figure che si amalgama con la forma classica e stuzzica l’immaginario, talvolta inquietandolo con humor nero e talaltra riconducendolo a memorie fanciullesche. In primo piano la luce che batte sul plexiglass intesa a riflettere l’immagine del fruitore che così “entra” nell’opera come elemento attivo ma senza intromettersi nell’agire dell’autore.

 

www.alessandrogiordaniarte.it/
instagram: alegio71

 

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Ludmila Kazinkina
Nebbia (2020)
cm 60 x 70
Olio su Tela
Opera non più esposta

Mindfullnes 1 e 2 (2019)
cm 90 x 110
Olio su tela

 

Ludmila Kazinkina è nata nel 1975 a Kaluga, dove frequenta la Scuola d'Arte. Si trasferisce prima a Mosca e poi in Italia, risiedendo in diverse città. Attualmente vive e lavora tra Parma e Mosca. Ha preso parte a numerose esposizioni personali in numerose città italiane da Parma a Milano e del mondo, da Berlino a Singapore partecipando alla 54. Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Regione Emilia Romagna, Parma 2011.  Sue opere sono presenti al Copelouzos Family Art Museum di Atene e alla Pistorio Foundation di Singapore. Nel 2016 e nel 2019 è risultata tra i finalisti di "Arteam Cup", con esposizioni ad Alessandria e Sanremo (IM). 

 

Paesaggi liquidi, quelli di Ludmila Kazinkina, che si affidano spesso alla figura femminile e a un paesaggio che vive tra realtà e sogno, attraverso un percorso che dal 2010 arriva fino alle più recenti produzioni e testimonia una poetica visuale tra le più originali e significative del panorama artistico contemporaneo.  

Alla base una delicata e possente narrazione estetica da cui emergono le memorie, il vissuto, l’immaginario, la sensibilità e le domande di un’osservatrice attenta per sensibilità e forma in un incontro che si fa essenziale tra pensiero, arte e vita espresso in una sorta di esistenzialismo figurato in cui convergono elementi di realismo magico  

Una pittura densa, la sua, che può apparire quasi monotona nelle atmosfere nebbiose, quasi evanescenti, in cui si esprime l’immagine, in una sorta di metamorfosi del pensiero e della forma, in una sorta di solitudine che si fa sofferenza dell’esistere dove trovano spazio figure animali, luoghi originari, oggetti-amuleto. Ecco allora che la visione dell’essere si libera da ogni pulsione per raccogliere il perenne contrasto tra etica ed estetica, essere e esistere.

 

instagram: mila.kazinkina

 

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Gioacchino La Barbera
Il gallo e la luna rossa (2020)
cm 90 X 130
Tecnica mista su tela

Il veliero
cm 70 X 70
Tecnica mista su tela

Senza titolo
cm 60 X 80
Tecnica mista su tela

Opere non più esposte

 

Gioacchino La Barbera (Palermo 1983) ha iniziato la sua attività artistica nel 2016. Vive a Parma da circa 5 anni, la città in cui ha messo radici e dove lavora.

L'arte di La Barbera nasce dall'armonia. Armonia dei colori, armonia della materia. La costante ricerca della sintonia di queste relazioni materiali, per nulla concettuali, è il motore del suo lavoro. È il colore che porta talvolta al riconoscimento di un tratto figurativo, la stesura del gesso che conduce a tratti al richiamo di un oggetto noto. L'artista non narra la sua teoria, lascia che sia l'opera a farne intuire l'origine, a svelarne la creazione. È in definitiva la percezione tattile e visiva a guidare il nostro istinto nell'interpretazione, a cogliere quella tensione infinita verso la bellezza. Quel desiderio, appunto, di armonia.

 

instagram: jack_lab83

 

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Roberto Mora
Covid-19 da Pala Baglioni Deposizione di Raffaello Sanzio (2021)
cm 80 X 70
Digital Painting su tela
Opera non più esposta

 

Roberto Mora, ai suoi esordi, frequenta la pittura. Sperimenta tecniche e materiali, espone e si confronta con gli artisti coetanei della sua città. Dal 1993 inizia un percorso di ricerca che non abbandonerà mai, quello che ha per protagonista il ferro. Materiale di cui si innamora e che sperimenta a 360 gradi. Con un occhio particolare al riciclo del materiale, le sue opere sono oggetti funzionali in bilico fra arte e design. Frequenta Milano dove trova, nello spazio Dilmos, una palestra ed una vetrina per esibire le sue creazioni. Si affida alle forme canoniche del design, (sedia ,tavolo, consolle  e contenitori ) per raccontare l’espressività degli oggetti. Abbraccia teoria e pratica del design radicale dove suggestione e racconto sono primari alla funzione. Ritorna ciclicamente a fare incursioni nella pittura, come in questo ultimo ciclo di lavori dedicati alla rivisitazione e alla contaminazione di opere del passato.

 

"Trasferire, violare i confini, contrabbandare, contaminare. L’azione di contrabbando si fa più smaccata, volutamente più spudorata, al limite del sacrilegio". Il lavoro di Roberto Mora è stato descritto con queste parole da Giampaolo Mughini, che ben lo conosce, facendo riferimento ai suoi oggetti recuperati, in maniera strabiliante, a nuova vita. Ma lo stesso può dirsi delle sue opere "rubate" a nomi celebri della storia dell’arte e ricostruite nella quotidianità. Questo ultimo ciclo di lavori nasce a fine 2019. Si sviluppa nei mesi, modificandosi pian piano con le influenze che la pandemia ci ha causato.

"A sottolineare il tema che doveva essere per Parma Capitale della Cultura 2020 LA CULTURA BATTE IL TEMPO, si è trovato a voler concretizzare il proprio pensiero in un progetto pittorico che presenta una contaminazione dei capolavori del passato, soprattutto del Barocco. Sono quadri noti e meno noti, rivisitati con i gusti e gli stilemi del contemporaneo. È ricorrente e centrale il tema dell’amore, quello mitologico, ma anche quello più universale della cura dell’altro come nelle deposizioni di Cristo morente. Status, prodotti, accessori,brand e dispositivi del presente vanno a contaminare i soggetti delle opere rappresentate e riprodotte in digitale. A dare corpo e unicità è la materia della superficie pittorica. Stratificazioni, abrasioni, cuciture e ferite contribuiscono a restituirci un’immagine più simile ad un’opera da restaurare che non ad una elaborazione digitale.

 

www.robertomora.it
instagram: robertomora_art
instagram: robertamora_design

 

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Caterina Orzi
Maria Luisa d'Asburgo Lorena (2022)
cm 53 x 77
Stampa decorata con carteggi antichi e acrilico

 

Caterina Orzi si dedica ormai da anni con la sua arte - pittura, fotografia, decorazione - al tema della violenza contro le donne ampliando nel tempo gli aspetti visivi e creativi di quello che è un problema sociale. In queste ultime opere affronta la bellezza e la personalità di figure femminili che hanno lasciato un’impronta nella storia interpretando la loro immagine attraverso una elaborazione gioiosa e giocosa, fatta di fiori, di intrecci con la natura così da esaltarne ogni particolare che l’artista coglie dopo una ricerca accurata e profonda. Ne risulta una bellezza che travalica ogni aspetto visivo e nel contempo fa emergere la forza e la debolezza contenute nell’animo femminile. L’opera qui presentata, tratta da un celebre quadro che raffigura Maria Luigia, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, offre una indagine concreta nelle infinite possibilità dell’arte di raffigurare un personaggio, oltre ogni volontà interpretativa ponendo al centro la natura e l’universo femminile in un parallelismo che accompagna lo spettatore in modo armonioso.

Caterina Orzi vive e lavora a Parma. Dopo il diploma all’Istituto d’arte Paolo Toschi, ha frequentato il Dams dedicandosi all’attività artistica.
Da molti anni partecipa a mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati.

 

instagram: orziarte

 

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P54
Something Better Exists (2017)
cm 40 x 50
Olio su tela

P54 (Francesco Barberini) nasce a Parma nel 1981.
Si diploma in Arti Grafiche e Applicate presso l'Istituto Statale Paolo Toschi nel 2000. Si applica in diversi campi artistici, dall'illustrazione, alla pittura a olio, alla street-art, fino a installazioni e costruzioni di mostri di legno e paglia. Dal 2016 ha esposto in numerose mostre partendo da Roma e New-York, fino a Milano, passando per Parma. Klimt, Schiele, Magritte, Bacon e Caravaggio sono i pittori che lo hanno influenzato maggiormente agli inizi della sua attività. Successivamente però la sua attenzione si è rivolta verso quegli artisti definiti Pop Surrealisti e il movimento contemporaneo del Lowbrow così da unire le tecniche pittoriche. 
Predilige la pittura a olio su tela anche se porta avanti il disegno a matita su carta, e tal volta su tela. In genere usa l’acquerello per i fondi. Vive e lavora a Parma.


Le opere di P54 fissano storie che sono spesso autobiografiche creando un racconto nascosto ma rintracciabile tra simboli ed atmosfere: allo spettatore il compito di decifrare un’immagine che è pensiero e testimonianza di vita vissuta. Il lutto, il tempo che scorre inesorabile e spietato, la solitudine e la ricerca di una possibile tranquillità dentro se stessi, sono le tematiche principali che si colgono nei suoi lavori, frutto di una ricerca che si concentra sulla solitudine e sul destino, considerato spesso avverso agli esseri viventi. Tra le pieghe del dipinto si nascondono ricordi, di paure, di forti valenze emotive, ma anche la presenza di un fato molto spesso avverso; una lotta antica quanto inevitabile quella contro il destino, la cosa importante è vendere cara la propria pelle.
  
Ecco allora comparire chiavi e lucchetti visti come domande e risposte, fiamme che bruciano la carne per farla rinascere, bende che imprigionano e chiodi che feriscono. 
Ricorrenti sono gli animali, come il serpente, a simboleggiare la ciclicità del tempo e nella cui energia risiede il potere di guarigione dai mali o il gallo, che rappresenta la rinascita, mentre il cane è concepito come guida spirituale e simbolo di fedeltà.

instagram: frank_p54

 

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Leonardo Pedrelli
Strada del conservatorio (2023)
Ponte nord (2023)
Piazza della Pilotta (2023)
Parcheggio Goito (2023)
Teatro Due (2023)
Chiostro della Biblioteca Civica (2023)

cm 50 x 70
Acrilici su cartoncino


Geometria artificiale 3
cm 70 x 100 cm
Acrilico su tela

Esperienze diverse hanno accompagnato la lunga attività artistica di Leonardo Pedrelli, Perche Pedrelli è in primo luogo architetto e alle arti figurative si è avvicinato per passione. Il suo percorso creativo infatti è stato dedicato alla creazione di luoghi fisici, da vivere oltre che da vedere.

La passione per l’arte e la pittura lo ha visto attraversare esperienze diverse rompendo spesso gli schemi. Sono i primi anni settanta quando inizia a lavorare come architetto coniugando l’attività professionale con la passione per il disegno. Nel 1972, per la campagna elettorale delle elezioni politiche, crea sette manifesti per il Movimento Politico dei Lavoratori (MPL) di Livio Labor, firmandoli con lo pseudonimo Felis. Tali manifesti sono conservati al Centro Studi Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma con sede nell’abbazia di Valserena a Paradigna. Con il trascorrere degli anni l’impegno professionale ruba spazio a quello artistico e lentamente la produzione di opere si ferma. Riprende l’attività artistica intorno al 2013 tornando al disegno che aveva accompagnato fin dagli inizi, ma con una novità: introduce l’utilizzo delle vernici su cartone ondulato. Crea, inventa, lavora a nuove sperimentazioni spaziali, senza curarsi di quello che gli succede attorno; appaiono tanti i legami, tanti fili sottili nati spontaneamente, che lo avvicinano ad espressioni diverse come quella per le forme “mobili” di Lygia Clark, l’artista brasiliana che gioca con superfici in movimento. Pedrelli sfiora anche le ricerche del <Gruppo T>, il movimento milanese che per primo chiama in causa lo spettatore protagonista e artefice della forma finale dell’opera. Sono solo alcuni degli aspetti di una curiosità creativa dalle solide basi culturali che va sempre <cercando> e rinnovando il proprio fare. Leonardo Pedrelli è laureato in Architettura al Politecnico di Milano. Vive e lavora a Parma dove esercita la professione di Architetto.

"La geometria, la prospettiva e la teoria delle ombre sono sempre state, lungo tutto il percorso dei miei studi, elementi portanti e fondamentali nella formazione culturale ed artistica.
Questo retaggio mai sopito riemerge ora nel desiderio di riprendere un’esperienza pittorica con l’uso del colore acrilico a stesure piatte, dopo precedenti e diverse esperienze artistiche.
Cammino girovagando per la città alla ricerca di nuove coinvolgenti testimonianze attraverso una diversa lettura delle cose, osservate per la loro conformazione volumetrica e per la concertazione delle ombre, che diventano occasione e fondamento di nuovi lavori.
Il taglio fotografico delle immagini per la loro geometria, per la scelta prospettica, per la spesso irreale scelta cromatica, assumono una valenza lontana dall’essenza dell’oggetto per diventare rappresentazioni estranee al contesto e volutamente astratte".

Racconta così Leonardo Pedrelli le immagini esposte in civica. Opere dove la struttura compositiva, chiara e lineare, intercetta il pensiero; un racconto che è forma e visione, dove l’esperienza di architetto si esprime nella libertà della rappresentazione artistica.

 

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Marco Pezzoni
Metamorphosis (2004)
cm 120 x 150
Tecnica mista su pannello

Metà to Katofli (2003)
cm 120 x 150
Tecnica mista e
materiale plastico su pannello

Elafonissos (2003)
cm 92 x 103
Tecnica mista e
materiale plastico su pannello

 

Marco Pezzoni nasce a Pieveottoville, Zibello (Parma) il 1 febbraio 1950, in una famiglia di mugnai.
Iscritto dalla famiglia a Ragioneria si fa bocciare per frequentare la sezione di grafica dell’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma, dove consegue il diploma di Maestro d’Arte nel 1968.
Nel 1973 parte per l’India con due amici in moto, viaggio che farà da spartiacque nella sua vita. Il lavoro di insegnante di materie artistiche gli permette di dedicarsi anche alla pittura.
Nel 1983 intraprende con la moglie Bruna Grossi, il primo di numerosi viaggi in Grecia.
Nel 1984 inizia l’attività d’insegnante di Disegno e Storia dell’Arte al Marconi che durerà ininterrottamente per 23 anni. Trasferitosi con la famiglia a Miano di Medesano si dedica ad opere di grande formato.
Numerosi i viaggi successivi in Grecia dove trascorre lunghi periodi nella sua casa in Peloponneso. Nel 2007 si trasferisce in Valmozzola dove lavora alle sue opere fino alla scomparsa per malattia nel 2012.
Inizia l’attività espositiva nel 1975 alla Galleria Santa Chiara di Parma e alla Nuova Galleria del Teatro. 
Fra le mostre più recenti quelle all’Istituto Culturale Italiano a Strasburgo nel 1992, alla Galleria San Ludovico di Parma nel 2004 (a cura di Gloria Bianchino), alla Casa della Musica di Noceto nel 2016 e alla Rocca Sanvitale di Sala Baganza nel 2017 (a cura di Roberto Tarasconi).   
 
 

 

Le opere di Marco Pezzoni si sviluppano formalmente fra segno, nel significato più ampio di traccia figurativa, e materia delineando un intreccio di potenzialità visive secondo che la ricerca si svolga in un equilibrio dialettico o in più ampi spazi visivi d’azione. Alla base una libertà di forma e di pensiero che sfociano in sempre nuove composizioni, volte a dar voce a un’idea, a un racconto che può delinearsi nella singola opera oppure uscirne così da acquistare una tridimensionalità che amplia la conquista degli spazi visivi. L’idea è di mettere in dialogo diversi linguaggi pittorici con risultati incisivi e chiarificatori di una scelta espressiva, di volta in volta, singolarmente, oppure su un’unica tela. Programmaticamente, per Marco Pezzoni lo stile è la sua assenza. O la tesa compresenza di elementi di voluta contradditorietà, dove ogni opera vive di un citazionismo polemico preciso, di contrasti cercati ed esibiti, negli autori e negli stili del Novecento in un incessante ricerca di superare ogni barriera.    

"…rimane, in Pezzoni, l’indifferenza per le scritture, piuttosto gli interessa la tecnica, una costante nel suo lavoro infatti è l’analisi del linguaggio…Credo che ogni quadro sia una macchina per pensare, forse anche per sognare, ma certo dopo avere capito questa macchina complessa, per vedere come è costruita, infatti se si comprende la sua struttura, la sua organizzazione la si potrà spiegare a noi, e agli altri…"
(Gloria Bianchino).   

instagram: arte.in.rilievo

 

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Carlo Alberto Rastelli
Pet Samatary #9 (2017)
Pet Samatary #11 (2018)
cm 100 x 100
Olio e acrilico su tela

 

Carlo Alberto Rastelli è nato il 25 ottobre 1986 a Parma, dove frequenta il liceo artistico Paolo Toschi. Nel 2010, tramite il programma Erasmus, ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Riga, in Lettonia. Nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha frequentato residenze d'artista in Belgio (Glo' Art, Lanaken, 2016) e Islanda (SIM, Reykiavik, 2018).

 

La ricerca artistica recente di Carlo Alberto Rastelli si muove su due percorsi paralleli, frutto di differenti suggestioni. Dal viaggio tra le sterminate foreste della Lettonia nascono i lavori su tela, caratterizzati da paesaggi boschivi in cui astrazione geometrica e figurazione si compenetrano in un gioco di continue stratificazioni, realizzate con stesure piatte ad acrilico; unico accenno narrativo è dato da piccoli teschi di animale dipinti ad olio, da cui deriva il titolo della serie Pet Sematary, sul filo della rilettura di un classico topos della pittura attraverso la lezione di artisti che, da Gustav Klimt a Peter Doig, hanno sintetizzato la descrizione naturalistica del paesaggio in un dialogo aperto tra astrazione e figurazione.

La figura umana, qui quasi del tutto esiliata, riappare nelle opere realizzate su tavola d’abete in un dialogo tra naturale e artificiale, arte povera e pop-art, arte e artigianato attraverso la compenetrazione delle venature lignee con la superficie pittorica. 

"Questa soluzione mi ha spinto gradualmente a cambiare la natura dei soggetti nelle opere a cui si è aggiunta la scoperta di una vecchia scatola contenente fotografie d’inizio '900, rielaborate in una chiave pittorica personalissima. L'intento finale è stato quello di rileggere queste immagini in chiave ironica e contemporanea, ammiccando a contesti "estranei" quali il fumetto e il cinema di fantascienza."  

 

www.carloalbertorastelli.com
instagram: crastelli

 

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Fabrizio Sabini
Scudo di Perseo (2007)
cm 100 x 80
Alluminio, smalti e specchi

 

Fabrizio Sabini è nato a Parma dove vive e lavora. Ha insegnato Arte e Storia dell’Arte. Nel corso della sua attività ha sviluppato interesse sia per le tecniche pittoriche che multimediali, ottenendo numerosi riconoscimenti, in ambito pubblico con le partecipazioni al Medikinale International di Parma e a diverse edizioni del festival di poesia di Versi in Versi. Ha lavorato a Video dedicati a Adriano Spatola e Patrizia Vicinelli. Nel 1998 ha partecipato alla Sapporo International Design Competition in Giappone con segnalazione internazionale. Ha tenuto la sua prima personale alla Galleria La Soffitta di Genova nel 1967, a cui si sono susseguite numerose mostre sia personali che collettive. Negli anni sessanta ha iniziato a sperimentare tecniche multimediali, con il primo film presentato al Festival cinematografico di Pesaro, realizzato in collaborazione con il drammaturgo Angelo Della Giacoma. Attualmente si dedica alla realizzazione di opere tridimensionali composte con più materiali.

 

instagram: fabriziosabini

 

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Paolo Sacchi
Heavy Metal (2014)
cm 100 x 100
Olio su tela

Heavy Metal 1 (2014)
cm 100 x 100
Olio su tela

Heavy Metal 2 (2014)
cm 60 x 80
Olio su tela

Heavy Metal 3 (2014)
cm 60 x 80
Olio su tela

Heavy Metal 4 (2014)
cm 60 x 80
Olio su tela

Heavy Metal 5 (2014)
cm 50 x 100
Olio su tela

 

Paolo Sacchi è nato al Torchio di Fontevivo. Si è diplomato all’Istituto d’arte Paolo Toschi di Parma nella sezione disegno d’architettura e ha sempre avuto a che fare col disegno. Ha realizzato illustrazioni per progetti di scenografie e per importanti studi d’architettura e d’arredamento, un rilevante numero di acquerelli di vario soggetto per cataloghi, e agenzie pubblicitarie, disegni di carattere naturalistico che illustrano animali, specie arboree ed arbustive. È autore di raffinati lavori a china, di svariati trompe l’oeil in abitazioni private ed edifici pubblici, di dipinti murali, xilografie, mosaici ceramici e vetrosi. Si dedica da tempo alla lavorazione della pietra, sì da potersi considerare uno degli ultimi scalpellini della Val Baganza e con le pietre modella sculture monumentali, complementi d’arredo e oggetti di design. Da artista eclettico si è cimentato anche nella pittura ad olio. 

L’accurata pittura figurativa di Sacchi si connota per l’attenzione al manufatto o al dettaglio preso in esame, peraltro rivisitati e personalizzati dall’occhio e dalla sensibilità dell’artista. Esemplare è il gioco delle luci e delle ombre, il colore del cielo e la profondità resa dalla prospettiva, la ricerca di una cromia fatta di sfumate scelte inserite nella geometria delle forme. Quasi affreschi ideali che paiono scandire coi colori e le trame segniche il tempo. Hopper, forse, ma anche, suggerisce Carlo Quintelli, una forma di desinenza morandiana e, con altra visuale, le fondamenta geometriche della pittura cezanniana. Artisti straordinari forse assorbiti nel corso degli studi o vivi nell’idea di un’arte universale che passa attraverso la storia e si fa presente.

 

www.chicoalpaso.com

 

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Andrea Saltini
Sabotage (2018)
cm 120 x 100
Tecnica mista su tela
Opera non più esposta

Il guerrin mesquino (2018)
cm 120 x 100
Tecnica mista su tela

 

Andrea Saltini, classe 1974, è artista dalle multiformi caratteristiche nel significato più ampio del suo agire. Ricco il curriculum che lo vede impegnato in attività artistiche diverse che coinvolgono non solo le arti figurative. Ha, infatti, pubblicato diversi libri ed è rappresentato da gallerie di tutto il mondo (Svizzera, USA, Francia, Argentina, Regno Unito, Brasile, Sud Africa). Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche e la sua carriera è costellata di riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui la partecipazione (2013) alla 55esima Biennale d’Arte di Venezia, curata da Massimiliano Gioni // (2016) RSA Open Prize conferitogli dalla Royal Scottish Academy of Art and Architecture, di Edimburgo (Regno Unito).

 

Mancanza di una costante tangibile? forse. Perché dalla biografia di Andrea Saltini, classe 1974, si fa strada una lunga serie di forme creative che danno voce al suo fare artistico: pittore, poeta maledetto, scrittore, foodie, predicatore subliminale, sciupafemmine, regista, instancabile sperimentatore, performer, filosofo del caos, punk star, artista cangiante, marito premuroso. L’elenco, di queste peculiarità è viscerale e tocca non solo la sua attività ma anche l’uomo in un mix che inevitabilmente è unico ed indissolubile. Andrea Saltini, viscerale artista sembra non farsi mancare assolutamente nulla, e l’unica tangibile costante rintracciabile nella sua biografia sembrerebbe essere, paradossalmente, una: attraverso le sue opere un mondo giocoso e surreale dove la logica sembra soffrire di una strana forma di disorientamento, un micro mondo dove tutto è connesso e dissociato a un tempo. I suoi dipinti comprendono anche, soprattutto, un teatro altamente poetico, il non detto, uno spazio di silenzio evocativo, magistralmente costruito che non può lasciare indifferenti.

 

www.andreasaltini.com
instagram: andreasaltini

 

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Giovanna Scapinelli
Nulla stringo e tutto il mondo abbraccio (2014)
cm 100 x 150 l’una
Olio su tela

 

Giovanna Scapinelli è nata a Parma dove lavora nello studio di borgo Felino 31, a Palazzo Micheli Torracca, e dove espone in permanenza le proprie opere.
Dal 1994 ho tenuto numerose personali e partecipato a collettive, nazionali ed estere, l’ultima a Weingarten nel 2019. Due grandi tele, “Il Battesimo di Gesù” e “Gesù Crocifisso”, sono collocate nella chiesa di San Quintino (PR). Dal 2019 partecipa, aprendo al pubblico il suo studio, alle rassegne di Quadrilegio, già inserito nel progetto del Comune per “Parma capitale italiana della cultura 2020+21”.
Oltre alle cento collettive, tra le personali degli ultimi anni sono da ricordare a Villa Soragna “Le velate”, “La mongolfiera”, “Animula, vagula, blandula”, “Nulla stringo e tutto il mondo abbraccio”, “I guitti”, “Opera aperta” e alla Galleria Sant’Andrea (PR) “Elogio della Follia”. I miei dipinti fanno parte di collezioni pubbliche (in esposizione permanente) e private.
Ha pubblicato articoli, di cui uno ripreso in volume, su riviste internazionali quali “Civitas” e “Humanitas”, scritto recensioni su “La vita nuova” di Parma e per un lustro ha tenuto seminari di dottrine politiche presso l’Istituto di Sociologia dell’Università di Parma.

 

I "libri" di Giovanna Scapinelli, concepiti in quest’opera, si aprono a possibili significati e se possono apparire un sostegno al mondo che si poggia in un instabile equilibrio, su quella pila volutamente precaria, tanto che la lettura a prima vista risulta chiara e inequivocabile, tuttavia, una immediata attenzione alle decise trame che definiscono i volumi, a confrontarsi con il più sfumato tessuto cromatico che fa da sfondo agli equilibrismi della terra, portano lo spettatore al di là dell’ovvio, a sentire l’esigenza di entrare nel profondo delle <cose>, di un linguaggio che è presente e passato, scrittura immaginifica fra le righe immaginarie di quei libri chiusi. Lei, l’artista, sembra trovare significato nei versi di una poesia, opera di un grande poeta, quale Andrea Zanzotto, al cui pensiero si affida ma senza tralasciare il proprio, cogliendone l’essenza quasi a renderla visibile, tangibile allo sguardo, nel segreto nascosto in ogni pagina.

"…C’è qualcosa che oltrepassa lo scorrere del tempo e porta oltre la singolarità dell’opera che scopre la sua eterna attualità, il suo suggerire sempre altro rispetto all’immediato visibile, diventando così esperienza intellettuale e morale….Così l’equilibrio precario di una pila di libri che svetta verso il cielo dove si muove un pianeta, la Terra, che viene trasformandosi nell’aria arroventata, caldamente bruna, leggero ed instabile, trattenuto solo da un fermaglio che lo salda, in qualche modo lo ferma periclitante ad un libro. Il tutto in un perenne movimento, in una convulsione che fa oscillare ogni cosa, con un sottile rapporto tra aleatorietà e gravità, pesantezza e leggerezza. Il titolo “Nulla stringo e tutto il mondo abbraccio” posto dalla pittrice, e la poesia di Andrea Zanzotto “Al mondo”, dalla raccolta “La beltà” del 1968, scelti come esergo, possono essere una traccia prima per decodificare le immagini, per cui né la cultura né la realtà fenomenica conducono ad una vera conoscenza del reale, in una instabilità che coinvolge subito il soggetto, che è fuori dall’opera, esterno e che guarda e che tenta la sua interpretazione, per cui oltre un vagare, secondo precari equilibri e bilanciamenti, “Nulla stringo e tutto il mondo abbraccio”, è nel ritorno al soggetto dei quadri che sta la chiave da cui partire per decifrare questa elegante, sottile, ma anche inquietante allegoria…" (Marzio Dall’Acqua).

 

Al mondo

Mondo, sii, e buono;

esisti buonamente,

fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,

ed ecco che io ribaltavo eludevo

e ogni inclusione era fattiva

non meno che ogni esclusione;

su bravo, esisti,

non accartocciarti in te stesso in me stesso

 

Io pensavo che il mondo così concepito

con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato

fosse soltanto un io male sbozzolato

fossi io indigesto male fantasticante

male fantasticato mal pagato

e non tu, bello, non tu “santo” e “santificato”

un po’ più in là, da lato, da lato

 

Fa’ di (ex-de-ob etc.) –sistere

e oltre tutte le preposizioni note e ignote,

abbi qualche chance,

fa’ buonamente un po’;

il congegno abbia gioco.

Su, bello, su.

 

Su, munchhausen.

 

(da: A. Zanzotto, La beltà, Mondadori, Milano 1968)

 

instagram: giov.annascapinelli

 

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Vittorio Spaggiari (Spago)
L18 - L16 (2023)
cm 30 x 35
Acrilico su tela

K52 - K12 - K24 - K56 (2023)
cm 40 x 40
Acrilico su tela

 

Le tele di Vittorio Spaggiari detto Spago offrono un universo singolare fatto di storie che si incontrano e si frammentano all’interno di una medesima opera; un infinito mondo di pixel colorati che si compongono in forme elementari e plastiche così da dar vita a un reticolo di linee. La ricorrenza della forma geometrica centrale è ripresa dal linguaggio connotativo della pubblicità che Spaggiari conosce molto bene, perché è da quel mondo che arriva la sua arte. Originario della provincia di Reggio Emilia, all’età di quindici anni si trasferisce a Parma con i genitori. “Sono stato sempre affascinato dalla pittura. In città visitava le mostre dove esponevano i pittori parmigiani ma il loro realismo non lo interessava. Ad attirarlo erano invece le opere di Guttuso, Gaibazzi e Pozzati che il giovane Spaggiari poteva ammirare nelle mostre organizzate nel Salone delle Scuderie della Pilotta negli anni sessanta. “Ho scoperto un altro mondo perché c’era un uso del colore incredibile ma soprattutto perché quella era gente che aveva qualcosa da dire”.  Il percorso culturale di Spaggiari a Parma parte dal teatro universitario, aiuto scenografo di Giancarlo Bignardi e tra i soci fondatori della Compagnia del Collettivo insieme a Walter Le Molli, Flavio Ambrosini, Paolo Bocelli e Gigi Dall’Aglio. Poi il trasferimento a Milano, fondamentale per la sua formazione. Qui entra in contatto con le avanguardie italiane influenzate dalla pop art di Andy Warhol e trova il terreno congeniale alle sue riflessioni sulla pittura. Inizia un’importante e lunga collaborazione con il fotografo Oliviero Toscani e nel 1976 entra a far parte del team di Fiorucci con l’incarico di art director dell’ufficio grafico, che manterrà fino al 1980. Le grafiche della famosa casa di moda milanese del periodo sono esposte al museo di arte moderna di New York (Moma). Ha lavorato anche con Ettore Sottsass l’inventore del ‘design radicale’. Si comprende allora come Spago consideri il confine tra pittura e design molto labile. 


Dopo aver assorbito tanto dalla scena culturale internazionale, dal 1996 Spaggiari è tornato a Parma per dedicarsi alla pittura. Così Spaggiari detto Spago oggi applica nei suoi acrilici, scelti con l’intenzione mirata di non mettere in risalto la forma grafica <riempita> dal colore, tutta la sua cultura restituendo un mondo di forte impatto, gradevole, affascinante, decorativo, ma non per questo di semplice lettura. Bisogna cercare, scavare, in ogni sua opera, in ogni centimetro di tela, in ogni traccia che si combina con le altre; ne emerge un percorso visivo autonomo che è quasi un invito a assaporare ogni piccola forma, volume, linea, cerchio seguendo un’idea di arredo e design che entra a far parte del quotidiano. 

 

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Umberto Tanzi
K117 (2023)
cm 100 x 100
Acrilico su tela

 

Umberto Tanzi è nato a Parma nel 1959 dove vive e lavora. Influenzato dall’arte del Maestro e insegnante di disegno Goliardo Padova, ha iniziato ad esporre nel 1997 a Parma e a Reggio Emilia. Nel 2005 ha fondato col pittore Davide Ascari l’atelier Daum. Nel 2006 ha esposto alla Galleria Metamorfosi di Reggio Emilia e a Bedonia. Nel 2007, ancora a Reggio in viale Umberto. Insieme a Davide Ascari, Bei Artista ha fondato la galleria Lab Art. Nel gennaio 2013 ha ripreso a lavorare da solo concentrandosi in particolare su piccole opere su carta. Nel 2018, terminato l’allestimento di un laboratorio più ampio, ha cominciato a confrontarsi con dimensioni maggiori. Questi lavori sono stati proposti in due collettive alla Chaos art Gallery di Parma nel 2020. Dall’aprile 2022 ha iniziato a sperimentare nuove superfici, nuove tecniche e ad elaborare personalmente i colori, partendo dai pigmenti. Sue opere sono esposte permanentemente da Lino’s Coffee in via Nazario Sauro a Parma


"Una visione corretta presuppone, a mio avviso, l’abbandono di tutti gli stereotipi ormai numerosissimi e, questo è il punto, riuscire a percepire una emozione dall’opera che si guarda".

È partendo da questi presupposti che Umberto Tanzi sviluppa la sua pittura fatta di materia, materiali e colori che vanno integrando le loro potenzialità fino a costruire immagini d’emozione, oltre la forma, dentro il pensiero, il sentire.

Instagram: umberto.tanzi

 

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Giorgio Tentolini
Frigio (2020)
cm 115 x 115
Rete metallica intrecciata a mano su tela

 

Giorgio Tentolini nasce a Casalmaggiore (Cremona) nel 1978, si forma in Arti Grafiche presso l’Istituto d’Arte Toschi di Parma per diplomarsi in design e comunicazione alla Università del Progetto di Reggio Emilia. Dopo stages presso artisti come Marco Nereo Rotelli, inizia una personalissima ricerca con installazioni su base fotografica, per le quali subito ottiene riconoscimenti significativi. Ogni sua opera nasce da una precisa indagine sul Tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali diversi, tessuti, carte, PVC. Vincitore del Premio Nocivelli 2012, del Premio Rigamonti nell’ambito del Premio Arti Visive, indetto dalla Fondazione San Fedele di Milano, del Primo Premio Assoluto di Paratissima Torino 2015 e del Premio Speciale Arteam Cup 2016, Tentolini ha esposto a Londra, Berlino, Amsterdam, nel Principato di Monaco, presso il Palazzo Reale di Milano, il MAR. Museo d’Arte della città di Ravenna, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. L’artista ha inoltre partecipato ad importanti rassegne internazionali di arte contemporanea come Arte Fiera Bologna, Art Athina e Art Vilnius. Dal 2014 una sua opera appartiene alla collezione permanente del MAR di Ravenna. Vive e lavora tra Casalmaggiore, Reggio Emilia e Milano.   

 

Dalla studiata sovrapposizione di ritagli su strati di rete metallica riemergono, con la consistenza di impalpabili visioni, le gradazioni chiaroscurali delle istantanee che lo scatto fotografico dell’artista ha sottratto al frastuono mediatico della contemporaneità: anatomie, volti e manichini, soggetti della statuaria classica e la struttura architettonica di appartamenti. Fin dai primi anni 2000 il suo approccio analitico alla visione lo porta a suddividere l’immagine in livelli di luminosità, scanditi nell’acetato, nel plexiglass, nella carta nelle reti in pvc e nel tulle. Sono il tulle e il nastro adesivo il medium della sua ricerca per la levità meditativa che i suoi strati restituiscono all’immagine, metafora di luoghi e ricordi, di sogni e visioni. Un lavoro pittorico dunque che vive la realtà della scultura.

Le opere in rete metallica (2016-2021) rappresentano l’apice di questa ricerca espressiva. Il gioco di intreccio, sfasatura e sovrapposizione dei moduli esagonali che compongono la maglia delle reti si trasforma nella trama percettiva attraverso la quale l’occhio coglie i tratti distintivi del soggetto, strutturato dalla stratificazione delle zone di luce e ombra.

 

www.giorgiotentolini.com
instagram: giorgiotentolini

 

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Andrea Vettori
Ninfee (1982)
Diametro cm 120
Olio su tela

Mandala (2001)
Diametro cm 120
Pittura/collage/gesso su tavola
Opera non più esposta

 

Andrea Vettori è nato a Parma. Vive e lavora tra Parma e Cagnes sur mer, in Francia.
Dopo gli anni del Toschi, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera, esponendo in diverse città italiane e straniere. Nel 1992 ha fondato insieme a Marina Burani la Galleria Alphacentauri di Parma, diventando direttore dell’omonimo giornale. Tante le esposizioni personali e collettive alla Galleria Alphacentauri, a Ragazzola, a Nizza e presso Banca Mirabaud ed Euram Bank nel Principato di Monaco, Mirabilia nel 2015, al Centro Zamek Poznan in Polonia e sempre in Polonia nel 2017 alla Galleria Stuky di Torun e nel 2018 a Palazzo Pigorini a Parma.

 

Rimandano a sapienze millenarie le opere di Andrea Vettori, viaggiatore di lungo corso che ha colto lingue diverse unendo nelle sue opere echi di mondi lontani e vicini in una simbologia ricca e complessa capace di avvolgere il pensiero e lo sguardo. Se infatti da un lato le sue opere attraggono lo spettatore per i significati nascosti, o meglio, in una ricerca visiva e filosofica, dall’altro lo coinvolgono con accese trame di colori, di segni, di lettere e di parole, che diventano smagliante invenzione formale. Un mondo che si muove con attenta interpretazione, che coglie dall’ Oriente per ricomporsi nella cultura dell’Occidente in un gioco che mette in luce il lungo percorso dell’artista, il suo complesso linguaggio, fra lettere, immagini e visioni oniriche di un artista "nomade" per scelta concreta e per pensiero, là dove attinge ad una colta e ricca antologia di simboli e ad una sapienza formale che consente al pittore ogni virtuosismo, anche il più immaginifico.

 

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Anna Maria Vettori
Dentro le cose (2013)
cm 100 x 80 cm
Olio su seta ricamata
Opera donata da Anna Maria Vettori alla Biblioteca Civica di Parma in memoria del marito Prof. Sergio Di Noto, fondatore e direttore dal 1971 al 1982 delle  Biblioteche, Archivi e Musei del Comune di Parma.

 

Anna Vettori, nata a Parma e diplomata all’Istituto d’Arte “Paolo Toschi”, frequenta un corso di pubblicità a Bologna sotto la guida di Concetto Pozzati. Ha illustrato nel tempo diversi libri di poesie e racconti. Sue oopere figurano nelle chiese parmensi di San Giovanni Battista, di San Prospero, di San Pellegrino, di San Patrizio, nella Pieve di Gaione (PR), nella chiesa del Convento delle Clarisse di Lagrimone (PR) e nelle vetrate della chiesa di San Paolo Apostolo, sempre a Parma. Una serie di opere di piccolo formato si trova presso la Galleria "Susanna Orlando" di Forte dei Marmi (LU). Altre opere figurano in collezioni pubbliche e private.

 

Pittrice di solida tradizione, Anna Vettori dà vita ad una pittura oggettiva, rivolta al particolare, frutto d’una rigorosa coerenza interiore, maturata dopo anni di meditazione. Diverse le tematiche che nel tempo l’hanno coinvolta, dagli autoritratti d’artista ai relitti, agli involucri, a vecchi teli ricamati oggetti tutti, presi a prestito dalla vita che diventano, "tessuto" di memoria su cui ricomporre un mondo quotidiano, intriso del ricordo ma anche del piacere  di donare alle "cose" nuova forza, nuova vita, nuova anima.  Sono aspetti di un recupero dell’oggetto e del sentire che caratterizzano il percorso portato avanti dall’artista parmigiana in maniera mai ripetitiva ma sempre intensa, qualsiasi sia il tema prescelto, così di scavare in quei significati più nascosti che rendono all’oggetto una poesia destinata a completare il valore stesso dell’immagine.

 

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Augusto Vignali
Composizione (2015)
cm 70 x 70
Tempera su cartone

 

Ci sono tratti che lasciano il segno. Come quelli di Augusto Vignali: artista, graphic e fashion designer che con entusiasmo, ironia e curiosità ha rappresentato gli immaginari degli anni ’70 e ’80. Affascinato dalla “parola ben composta” di Jan Tschicold, che giocava con le lettere, e dall’arte tipografica di Garamond e di Brody, Vignali trae ispirazione anche dai grandi illustratori americani di inizio ‘900 e dalla tradizione, senza smettere mai di essere incuriosito dai segni quotidiani incontrati per le strade, sui muri, tra la gente. Una ricerca la sua che attraversa il Novecento e oltre, con l’ironia e la curiosità di chi fa del proprio talento uno stile di vita. Alla base la tenace convinzione che esista ancora uno spazio per scrivere e per dipingere, uno spazio che seppur esiguo è comunque vitale per l’artista contemporaneo.

Nato a Parma nel 1949, Augusto Vignali inizia la sua carriera artistica con una serie di mostre personali, tra acquerelli e tempere. Approdato a Milano, il suo studio diventerà un punto di ritrovo e riferimento per giovani artisti e grafici.
Grafico per Fiorucci, il suo stile è entrato nel mondo della moda e del branding, ma anche delle navi da crociera con una lunga collaborazione con Costa, con grandi opere a dare voce alla pittura ed alla grafica secondo una unica interpretazione, e poi Kenzo, Benetton e molto altro.

 

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Gianna Zanafredi
Composizione n.17 (2015)
cm 100 x 120
Tecnica mista su tela

 

Gianna Zanafredi è nata a Casalmaggiore (CR). Si è laureata alla facoltà di sociologia di Trento nel 1973.  Nel 2001 si è diplomata all'Istituto d'arte Paolo Toschi di Parma, città dove vive e lavora nello studio di Borgo del Parmigianino. Nel 2009 la prima mostra all'estero, presso il centro culturale Christian Peugeot a Parigi e l'anno dopo a Praga, all'Istituto italiano di Cultura.  Seguiranno negli anni successivi numerose mostre in Italia, tra le quali la partecipazione alla 54esima Esposizione internazionale della Biennale di Venezia.

 

www.giannazanafredi.it
instagram: giannazanafredi

Gioacchino La Barbera
Il gallo e la luna rossa (2020)
misura: 90 X 130
tecnica mista su tela

info:

Curata da Fabien Cravotta.

Testi di Stefania Provinciali (eccetto Bluxm).

Le opere sono esposte nei locali della Biblioteca Civica, Vicolo Santa Maria 5, Parma.

clicca qui per gli Orari di apertura

Biblioteca Civica - V.lo Santa Maria 5, 43125 Parma (PR)

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