Il capitolo 13 della Prima lettera ai Corinzi è spesso ridotto a un «inno romantico». Nicola Tedoldi lo restituisce alla sua forza originaria: agàpe, l’amore che viene da Dio e cambia la vita. In venti meditazioni il testo di Paolo diventa specchio e guida per pregare, discernere, ricominciare: nelle relazioni, nella chiesa, nel quotidiano.
«Agàpe non calcola il male: l’amore non ha tra le sue facoltà quello di contare tutte le azioni, i pensieri, le parole che hanno provocato o provocano il male. Siamo destinati al perdono di un Dio senza memoria che ha dato follemente sé stesso, nel suo Figlio, solo per amore verso le sue creature. Questa è agàpe.
Agàpe è agire e non reagire. Agire per il bene, per la felicità nostra e degli altri. Agàpe è agire per la pace. Agàpe perdona, cioè non conta il male, perché sa mettersi a fianco del male (non davanti e nemmeno dietro), perché riesce a disarmarlo e a convincerlo della bellezza del bene».
Nicola Tedoldi, pastore metodista, ha conseguito il Dottorato in Teologia con una tesi pubblicata da Aracne (2025) dal titolo Ecumenicamente protestante: John Wesley e la sua interpretazione del Nuovo Testamento. È vicepresidente dell’Opera per le Chiese evangeliche metodiste in Italia e direttore editoriale della rivista metodista bimestrale “Il Cenacolo”. Attualmente è in servizio presso la chiesa metodista di Parma-Mezzani.